Circuito Master Club

SNAI – Mondiali di Calcio 2002

1930 – Uruguay

E’ la prima edizione il nome dell’odierna Coppa del Mondo era allora denominata COPPA RIMET, da Jules Rimet che tra mille difficoltà riuscì a riunire in Uruguay 13 squadre per disputare una competizione che rappresentasse il calcio mondiale. La scelta dell’Uruguay come paese organizzatore non fu ben accettata dalle nazioni europee allora più forti calcisticamente (Ungheria, Austria e Cecoslovacchia) che decisero così di boicottare la Coppa. L’edizione non prevedeva fasi eliminatorie, ma 4 gironi all’italiana con le vincenti che si sarebbero ritrovate in semifinale. La partita inaugurale fu disputata il 13 luglio a Montevideo con la temperatura ben al di sotto dello zero e con il campo innevato, in campo Francia e Messico che conclusero l’incontro sul 4-1. In semifinale si scontrarono Argentina-USA e Uruguay-Jugoslavia e furono due vittorie nette e identiche nel punteggio: sia l’Argentina che l’Uruguay vinsero per 6-1. La prima finale della (futura) Coppa del Mondo fu dunque tutta sudamericana. L’Uruguay si laureò campione del mondo, battendo per 4 a 2 l’Argentina ed entrando di diritto nell’albo d’oro della manifestazione, dimostrandosi superiore a tutte le altre nazioni partecipanti. Nota di colore della prima edizione fu la divisa degli arbitri, che scesero in campo indossando giacca e cravatta.

1934 – Italia

Il Ct della nazionale Pozzo, per questa seconda edizione della Coppa Rimet, si affida completamente al campionissimo Meazza. L’Italia affronta e supera per 7-1 gli Stati Uniti, vittoria che le consente di accedere agli ottavi dove affronta la Spagna (reduce dalla vittoria sul Brasile) in una partita mozzafiato e drammatica. Le due squadre devono ripetere l’incontro (terminato la prima volta in parità 1-1: a quei tempi non esistevano supplementari e rigori), ma alla fine gli azzurri si impongono per 1-0 proprio con un gol di Meazza. In assenza degli inglesi, le squadre più accreditate sono Austria e Cecoslovacchia entrambe qualificate alle semifinali, gli azzurri sperano di affrontare la più abbordabile Germania, ma sul loro cammino si presenta l’Austria. Le due formazioni scendono in campo il 3 giugno in una partita spigolosa e poco spettacolare vinta per 1-0 dagli azzurri che vengono proiettati così nella loro prima finale mondiale. Dall’altra semifinale esce vincitrice la Cecoslovacchia, seppure dopo una partita sofferta oltre ogni aspettativa e vinta per 3-2 contro i tedeschi. il 10 di giugno a Roma va in scena la finalissima Italia Cecoslovacchia che si presenta con i favori del pronostico. A venti minuti dal termine Puc porta in vantaggio i cecoslovacchi, ammutolendo tutto lo stadio, l’Italia mostra il suo carattere, attaccando con ordine e senza perdere la testa: all’81’ Orsi riporta il match in parità e nei minuti di recupero Schiavo mette il proprio sigillo sulla vittoria. Italia 2 Cecoslovacchia 1: l’Italia è campione del mondo. Passerà alla storia l’immagine di Schiavo che, dopo aver realizzato il gol vincente su assist di Guaita, cade a terra semi svenuto, sommerso dall’abbraccio dei compagni di squadra.

1938 – Francia

Da questa edizione entra in vigore la regola che la squadra detentrice del trofeo e la nazionale organizzatrice accedano alla fase finale senza disputare le eliminatorie. In Francia in rappresentanza del Sud America approda solo il Brasile, mentre per l’Europa è la nazionale tedesca che con l’annessione dell’Austria si presenta come la squadra da battere. Il cammino degli azzurri guidati ancora da Pozzo, inizia con la sorprendente Norvegia, sulla carta squadra materasso, che costringe l’Italia ai supplementari: Piola segna il gol del definitivo 2-1. Ai quarti, con una formazione rivista dal tecnico alla luce della scarsa prestazione con la Norvegia, l’Italia affronta e supera con un secco 3-1 la Francia e l’ostilità del pubblico francese (siamo nel 1938, alla vigilia della seconda guerra mondiale e l’Italia è in piena campagna pro fascismo con Mussolini). Alle semifinali approdano, insieme ad Italia e Brasile (rivelazione del torneo) Svezia ed Ungheria (la favorita Germania è stata eliminata nel primo turno). L’Italia affronta un Brasile in gran forma, ma la buona organizzazione di gioco studiata dal tecnico ed un super Piola consenteno di superare per 2-1 i sud americani e volare così verso Parigi per la finale. Lo scontro Italia-Ungheria propone un interessante confronto tra moduli differenti: l’Ungheria si basa sul possesso palla, sui tocchi di fino e i lunghi fraseggi che se da una parte esaltano le qualità tecniche degli ungheresi, dall’altro costano in termini di velocità della manovra, necessariamente lenta e manovriera. L’Italia, invece, fa della difesa attenta e del veloce contropiede le sue armi migliori, cercando di esaltare le doti dei suoi fuoriclasse. Al 6′ gli azzurri sono già in vantaggio nonostante un tifo contrario fino all’inverosimile: Colaussi porta in vantaggio l’Italia ma grazie a Tiktos l’Ungheria pareggia due minuti più tardi (all’8′). L’Italia per niente demoralizzata trova il doppio vantaggio con Piola al 16′ e Colaussi al 35′, per il parziale di 3-1. A questo punto accade l’impensabile; il pubblico estasiato dalla prestazione degli azzurri, passa dai fischi ai meritati applausi, ma la partita non è ancora terminata, infatti, al settantesimo l’Ungheria centra la rete del 3-2 sperando in una rimonta, ma all’82’ contropiede velocissimo di Rava e Ferrari, lancio per Piola, triangolo con Biavatti e gol del centravanti fuoriclasse. Punteggio fissato sul definitivo 4-2 e l’Italia è campione del mondo per la seconda volta. E’ il 19 giugno 1938 l’Italia è definitivamente accettata come potenza calcistica, Piola è considerato il genio del calcio italiano e Pozzo è diventato un mito.

1950 – Brasile

L’edizione del 1950 è del tutto anomala: si arriva da anni di guerra, l’Europa e il mondo intero stanno ricostruendo sopra le macerie che ha lasciato il grande conflitto mondiale. Germania e Giappone non sono invitate a partecipare, la Russia e le nazioni del blocco sovietico disertano in massa la manifestazione, così come l’Argentina (in un momento di relazioni molto fredde con il paese confinante), presente l’Inghilterra ma non la Scozia. Sono solo 13 le squadre iscritte, perciò i gironi risulteranno diversi per numero di componenti. L’Italia è campione in carica e la delegazione azzurra porta in Brasile la Coppa Rimet (che rimane in custodia della squadra campione fino ai mondiali successivi), dissipando i dubbi di chi credeva che fosse andata persa nel corso della guerra. L’avventura per gli azzurri dura molto poco, inserita nel girone con Paraguay e Svezia trova l’eliminazione subito nella prima fase. I grandi favoriti in questi anni sono proprio i padroni di casa, in grado di offrire un calcio spumeggiante, fantasioso e votato all’attacco. La finale di questa edizione vede di fronte Brasile e Uruguay: ai verde oro basterebbe un pareggio per conquistare il titolo (per la migliore differenza reti) e sull’onda dell’entusiasmo del pubblico, passano in vantaggio al ’47 con lo stadio che si trasforma in una bolgia umana. L’Uruguay d’altra parte dimostra di avere nervi saldi e fede incrollabile nei propri mezzi ed al 66′ è il fenomenale Schiaffino ad acciuffare il meritato pareggio, che consegnerebbe comunque il titolo al Brasile. Invece di contenere i cugini uruguagi, Ademir e compagni riprendono ad attaccare a testa bassa, una pressione continua che porta i verde oro a scoprire inesorabilmente la difesa e al ’79 arriva il gol di Ghiggia che gela il Maracana e consegna la coppa all’Uruguay per la seconda volta.

1954 – Svizzera

I mondiali del 1954 segnano l’avvento della televisione e per la prima volta milioni di persone possono seguire il torneo di calcio più prestigioso dalle proprie case. In questa edizione il calcio tecnico (gli Ungheresi in Europa ne sono la massima espressione) affronta per la prima volta il calcio improntato sulla forza fisica ed agonistica espresso al meglio dalla Germania. L’Italia in Svizzera esce mestamente al primo turno dopo una doppia sconfitta con i padroni di casa e fa rientro in patria ancora prima delle semifinali, accolta all’aeroporto da un fitto lancio di pomodori e verdure. I grandi favoriti per la conquista della coppa Rimet sono gli ungheresi guidati dal genio di Ferenc Puskas. Le semifinali propongono due sfide particolari per motivi diversi: da una parte si scontrano le squadre di cultura teutonica che praticano un calcio fisico, agonistico e ruvido, dall’altra si trovano di fronte Ungheria-Uruguay ovvero la pretendente più accreditata e la squadra campione del Mondo uscente. Mentre la Germania con un secco 6-1 elimina gli austriaci ed accede alla finale, Ungheria e Uruguay danno vita ad una semifinale intensa e spettacolare, dove i magiari riescono ad imporsi per 4 a 2. Il 4 luglio a Berna si gioca la finale, nel giro di otto minuti gli Ungheresi gelano il pubblico in maggioranza tedesco realizzando due reti (Puskas e Czibor, due dei migliori), ma i giocatori della Germania non si perdono d’animo, accorciando le distanze con Morlock e pareggiando al ’18 con Rahn. Nella ripresa la Germania ricomincia ad attaccare a testa bassa: Puskas viene azzoppato dai marcatori e, con il loro uomo migliore praticamente fermo in mezzo al campo, l’Ungheria perde morale e partita. 3-2 è il risultato finale e la coppa del Mondo prende la strada per la Germania.

1958 – Svezia

E’ il mondiale che farà conoscere al Mondo intero un giovane brasiliano dalle doti tecniche straordinarie: Pelè. E’ l’edizione dove la tecnica prende la rivincita sull’agonismo, offrendo partite altamente spettacolari, divertenti ed emozionanti. Gli azzurri non sono presenti in Svezia in quanto eliminati nei preliminari in un “memorabile” incontro con l’Irlanda del Nord, perso per due a uno, dopo sputi, botte ed espulsioni ingiustificate. La Svezia con l’eccezionale trio Gren, Nohrdal e Liedholm risponde al trio brasiliano: Didì, Vava e Pelè. Il 24 giugno vanno in scena le semifinali, l’incontro Svezia – Germania termina 3-1 mostrando tutto il divario tecnico che esiste tra le due formazioni. L’altra semifinale vede i brasiliani impegnati con i Francesi, è un match a senso unico confermato anche dal punteggio finale: 5-2 per i sudamericani, il Mondo intero non può fare altro che applaudire il Brasile delle meraviglie. La finale si preannuncia spettacolare: dopo appena tre minuti Liedholm porta in vantaggio la Svezia, ma Vavà ristabilisce subito la parità. Il ritmo indiavolato dei brasiliani manda in tilt gli svedesi, che vedono andare in gol ancora Vavà, Pelè e Zagalo per il 4-1. All’ottantesimo Simonsson ravviva un po’ gli scandinavi realizzando il goal del 4-2, ma tocca al futuro “O’Rey” (che nel ’58 è poco più di un ragazzo) fissare il risultato sul 5-2 segnando nel finale. La superiorità netta e meritata del Brasile permette di conquistare la prima Coppa Rimet cancellando l’incubo del Maracana e la finale persa con l’Uruguay otto anni prima.

1962 – Cile

E’ l’edizione caratterizzata dal gioco duro e pesante, dove lo spettacolo visto in Svezia è solo un mero ricordo. Sono i brasiliani ad imporsi nuovamente offrendo un gioco lineare e concreto seppur orfani dell’infortunato Pelè. Le rivali più accreditate alla vigilia erano Russia e Cecoslovacchia, mentre Cile ed Uruguay si distingueranno proprio per il duro calcio praticato. La nazionale azzurra conosce ancora una volta una spedizione fallimentare: il clima verso l’Italia è ostile a causa di un servizio giornalistico italiano che rivela la condizione del popolo cileno sotto dittatura. La campagna stampa del regime si accanisce su tutto ciò che è italiano ed in campo per la nazionale azzurra ci sono solo fischi. L’Italia affronta proprio il Cile, perdendo per 2 a 0 una partita segnata dall’arbitraggio vergognoso: con i cileni che picchiano duro e gli azzurri che vengono espulsi. La finale di Santiago è tra la Cecoslovacchia, che si è sbarazzata agevolmente della Jugoslavia (3-1) ed il Brasile impostosi sul Cile per 4-2. E’ una partita dalle poche emozioni e da un gioco frammentato; a passare in vantaggio sono i cechi con un gol di Masopust ma appena un quarto d’ora dopo Amarildo sostituto di Pelè, riporta l’incontro in parità. Il portiere cecoslovacco diviene protagonista, suo malgrado, della finale, mettendo lo zampino sul secondo gol brasiliano e regalando praticamente il terzo. Il 17 giugno 1972 il Brasile è di nuovo sul tetto del Mondo.

1966 – Inghilterra

Il gioco di potenza in questa edizione riprende il sopravvento sul gioco tecnico, è il trionfo della marcatura stretta e asfissiante in tutte le zone del campo. Questa filosofia priverà gli spettatori ed i tifosi del magico Pelè, picchiato duro dal suo spietato marcatore Zechev (Bulgaria). L’Italia subisce l’ennesimo smacco, arrivata con grosse aspettative si arrende incredibilmente alla Corea, dopo aver sprecato battute e barzellette sugli asiatici, il campo sentenzia la tragedia azzurra. Al 33′ si infortuna Bulgarelli ed il centravanti Perani non riesce a concludere numerose buone opportunità, così la Corea passa in vantaggio grazie a Pak Doo Ik ed elimina clamorosamente la nazionale italiana. La finale è tutta fisica allo stadio di Wembley scendono in campo, sotto gli occhi della regina Elisabetta, Inghilterra e Germania. Il gol del vantaggio è tedesco, Haller al 12′ deposita la palla in rete gelando lo stadio. L’Inghilterra reagisce d’orgoglio e dopo soli sei minuti ristabilisce con un tiro di Hurst la partià. Nella ripresa è la squadra inglese a crescere, aumentano di numero e pericolosità le azioni e la porta della Germania è trafitta per la seconda volta: Peters infila Tilkowski e scatena la bolgia nello stadio di Wembley. La partita sembra ormai conclusa quando i tedeschi pareggiano in seguito ad una azione estremamente confusa: è Weber che realizza, ma la palla sembra essere stata addomesticata con un braccio dal suo compagno Schnellinger. Si va, comunque, ai supplementari e all’undicesimo minuto il pallone calciato da Hurst verso la porta tedesca incoccia contro la traversa e ricade a terra tra i festeggiamenti degli inglesi che invocano il gol. L’arbitro Dienst non ha visto e si consulta con il guardalinee, il quale non esita e convalida la rete tra le mille proteste dei teutonici. A chiudere definitivamente la questione arriva poi il terzo gol di Hurst che regala all’Inghilterra lo scettro di squadra più forte del mondo.

1970 – Messico

Cambiano le regole, per la prima volta sono ammesse le due sostituzioni, per la gioia del Ct azzurro Valcereggi che può puntare sulla staffetta Rivera Mazzola. In Messico i favori del pronostico sono tutti per il Brasile, ma con una Germania che può disporre di campioni del calibro di Overath, Muller e Beckenbauer l’esito finale risulta incerto. La semifinale tra Italia e Germania passa alla storia del calcio; è il 17 giugno e le due squadre si affrontano allo stadio Azteca di Città del Messico. Mazzola parte da titolare anche contro i tedeschi e la squadra non sembra risentire del presunto dualismo con Rivera: dopo 8′ gli azzurri vanno in vantaggio con Boninsegna ma quando ormai la partita sembrava conclusa, Schnellinger acciuffa il pareggio costringendo gli azzurri ai supplementari. La partita diventa entusiasmante, eccezionale ed unica: un malinteso della nostra difesa al 6′ del primo tempo supplementare regala a Muller un’opportunità troppo ghiotta, è il 2-1 e i giocatori italiani sono pietrificati. Rivera, subentrato a Mazzola, è forse l’unico azzurro a crederci ancora, calcia una punizione verso Riva, il terzino Vogts sbaglia l’entrata e lascia aperta la via del gol a Burgnich: 2-2. E’ ancora Rivera ad innescare Domenghini che crossa per Riva il quale non deve fare altro che segnare. Siamo 3-2, ma non c’è neanche il tempo di gioire: si cambia campo (senza sosta) e al 5′ Muller riporta ancora una volta la gara in parità. Beckenbauer gioca con un braccio fasciato lungo il corpo, la Germania attacca e crede nel risultato, ma in contropiede l’Italia completa la “partita-capolavoro”. Boninsegna parte e salta Schultz, palla a Rivera smarcato dal passaggio, finta dell’abatino sul portiere Maier e palla depositata in rete di piatto: Italia – Germania 4-3…… nasce il mito! Nel frattempo il Brasile sconfigge l’Uruguay (come da pronostico) e contenderà all’Italia la Coppa Rimet. Il 20 giugno 1970 (dopo 32 anni) l’Italia si ripresenta in finale ai Mondiali, ma i giocatori sono stremati fisicamente e psicologicamente dopo la partita infinita contro i tedeschi. Pelè segna il primo gol per i verde oro, Boninsegna risponde ma è ancora e solo Brasile, 4-1 il risultato finale che consacra per la terza volta i sud americani campioni del mondo.

1974 – Germania

E’ il mondiale che vede protagoniste, oltre alla solita Germania, la Polonia e l’Olanda di Cruijff. Gli azzurri si presentano spaccati nello spogliatoio oltre a non convincere sul gioco devono affrontare le pesanti discussioni tra Chinaglia ed il ct Valcareggi. Contro la Polonia Riva e Rivera sono in panchina (mossa ardita e pagata a caro prezzo), Chinaglia è in campo insieme a Causio, basterebbe un pareggio ma la squadra azzurra proprio non riesce a costruire gioco e 2-1 è il risultato finale. Dopo le qualificazioni inizia una seconda fase a due gironi all’italiana: le due vincenti dei gironi si ritroveranno in finale. Nel primo girone (Brasile, Germania Est, Olanda e Argentina) è l’Olanda a spadroneggiare: vince le sue tre gare in scioltezza, mentre il Brasile campione uscente chiude al secondo posto accedendo alla finalina per il terzo o quarto posto. Il secondo girone (Germania Ovest, Polonia, Jugoslavia e Svezia) vede i padroni di casa qualificarsi dopo aver vinto le tre partite, la Polonia con un buon gioco chiude al secondo raggiungendo i brasiliani. La finale si gioca a Monaco di Baviera, dopo neanche un minuto dal fischio di inizio l’Olanda usufruisce di un calcio di rigore: Neeskens batte Maier. La manovra degli olandesi continua ad essere martellante, Cruijff padroneggia in campo e Vogts (futuro Ct della nazionale tedesca) deve ricorrere al fallo sistematico per fermarlo e limitare i danni. Passata la mezzora, la Germania si riorganizza: Beckenbauer guida la riscossa e al 30′ arriva il pareggio (ancora su rigore) siglato da Breitner. A due minuti dall’intervallo Muller realizza il gol del 2-1, che fissa il risultato finale. La Germania è campione del mondo ed alza al cielo la nuova coppa FIFA.

1978 – Argentina

L’Italia parte per l’Argentina tra i fischi e gli insulti dei tifosi indispettiti per il brutto gioco dimostrato nelle qualificazioni. Rossi e Cabrini vengono schierati a furor di popolo e la nazionale si trasforma: grinta e gioco pulito sono le armi utili per battere Francia, Ungheria ed Argentina. Dopo il pareggio con la Germania e la vittoria sull’Austria per 1-0, gli azzurri incontrano l’Olanda perdendo per 2-1, chiudendo l’edizione al quarto posto. La finale vede di fronte Argentina e Olanda, l’arbitro (l’italiano Gonella) è più impegnato a sedare risse che a comandare il gioco. La squadra di casa è solida e quadrata; schiera un fuoriclasse che al 37′ realizza la rete che sblocca la partita: Kempes segna e ricorda a tutti che il calcio non è solo rissa e scontro, ma anche tecnica. Al gol dell’Argentino, lo stadio esplode in una grande festa, ma appena 10 minuti più tardi Poortvliet pareggia. Al 90′ l’Argentina rischia di veder sfumare il sogno mondiale: Haan salta il portiere sudamericano ma conclude a lato. Dallo scampato pericolo riparte l’iniziativa argentina: nei supplementari Kempes e Bertoni mettono fine al discorso fissando il punteggio sul 3-1. L’Argentina conquista così il suo primo mondiale.

1982 – Spagna

Con Spagna ’82 per la prima volta, vengono invitate a partecipare al Campionato del Mondo, le squadre di Africa ed Asia, realtà in grado di competere con le grandi formazioni sud americane ed europee. Nei primi anni ottanta si comincia a sposare la filosofia del business, compaiono gli sponsor, si guarda molto all’immagine e alla pubblicità che ruota intorno ad una squadra o ad un singolo campione. Per questo motivo nell’enturage c’è attesa per l’argentino Diego Armando Maradona, passato al Barcellona per 16 miliardi. L’Italia arriva con una formazione piena di dubbi, scetticismo e perplessità ruotano intorno a tutto lo staff direttivo compreso il ct Enzo Bearzot. Nelle prime tre partite con Polonia, Perù e Camerun gli azzurri collezionano solo pareggi ed il secondo posto in classifica permette di proseguire il cammino in un girone di ferro, con Brasile ed Argentina. La fine sembra segnata, invece La partita con l’Argentina è caratterizzata dal gioco all’italiana: Gentile bracca Maradona per tutto il campo, Tardelli e Cabrini realizzano le due reti che significano vittoria. Ad attendere gli azzurri ci sono i brasiliani, che grazie ad una migliore differenza reti, obbligano l’Italia ad un solo risultato utile: la vittoria. Nei primi minuti Rossi, gela la torcida brasiliana portando in vantaggio gli azzurri, ma la spinta dei carioca è continua e pressante tanto da raggiungere il pareggio. E’ la notte magica di Pablito che segna ancora portando l’incontro sul 2-1. Il passaggio sembra quasi certo, ma i Brasiliani non mollano e raggiungono nuovamente il pareggio, ma Rossi è in gran spolvero segna ancora e stacca il biglietto per il passaggio del turno. In semifinale l’Italia incontra nuovamente la Polonia: stavolta manca Boniek, ma per gli azzurri è assente Gentile. Chi invece si fa sentire è ancora Rossi che con una doppietta trascina gli azzurri in finale, dove trova la Germania. La finalissima si gioca al mitico stadio “Santiago Bernabeu”, splendido impianto della capitale spagnola, in campo due formazioni del vecchio continente entrambe ciniche e pragmatiche. L’Italia parte contratta, nervosa e tesa così come i tedeschi che non sembrano essere incisivi. Inizio lento, quindi, fino al 24′ del primo tempo dove Conti si procura un rigore. Sul dischetto si profila Cabrini che manda fuori clamorosamente. Al 56′ è il solito Rossi che realizza sottomisura: 1-0 e sogno a portata di mano. Dopo circa dieci minuti (68′) Conti vola via sulla fascia destra, imbecca Tardelli al limite, tiro, gol ed urlo liberatorio divenuto il simbolo della finale di Madrid. All’ottantesimo arriva anche il terzo gol a sancire il trionfo e la superiorità azzurra: è sempre Conti che affonda lungo l’out destro e mette la palla in mezzo per “Spillo” Altobelli, che dribbla il portiere e deposita la palla in rete. Il gol della bandiera per i tedeschi lo realizza Breitner, ma la partita è ormai terminata, l’Italia è campione del mondo per la terza volta.

1986 – Messico

E’ il mondiale di Maradona, il campione argentino esprime, durante questa competizione, il livello massimo del suo talento, trascinando la sua nazionale alla conquista del titolo. Innumerevoli sono i suoi “numeri”, le giocate di alta classe, i gol e le trovate di questo genio del calcio, rimane nella storia la sua partita contro l’Inghilterra, dove realizza due reti, una di mano e l’altra da manuale del calcio, dribblando mezza squadra inglese. L’Italia arriva in Messico da campione uscente, il ct è ancora Bearzot è la nazionale è composta ancora dal gruppo di Spagna ’82, più alcuni esordienti come Ancelotti, Vialli e De Napoli….. L’esordio vede impegnati gli azzurri con la Bulgaria e non vanno oltre il pari (1-1) e dopo aver vinto per 2-0 con la Corea del Sud, l’Italia approda agli ottavi, dove affronta la Francia di Platini ed Tigana che con un secco e meritato 2-0 rispedisce gli azzurri a casa. In finale giungono Germania ed Argentina trascinata dalle prodezze del Pibe de Oro : è un match a senso unico il 3-1 consegna la coppa all’Argentina e al suo capitano genio del calcio mondiale.

1990 – Italia

E’ il mondiale delle “notti magiche” e dell’Italia che rimette a nuovo gli stadi e le infrastrutture. Il commissario tecnico Azeglio Vicini (che ha sostituito il grande Bearzot) guida una squadra giovane che mostra un buon calcio. L’esordio è con l’Austria: l’Italia attacca, costruisce, ma non finalizza. Vicini toglie Carnevale (attaccante titolare) ed inserisce Totò Schillaci: è la svolta! Schillaci segna e consente di superare gli austriaci, ma soprattutto segnerà in maniera indelebile i mondiali per gli azzurri. Seconda partita contro gli Stati Uniti: rigore di Giannini e statunitensi liquidati. Terza partita contro i cecoslovacchi: gli azzurri tornano a macinare gioco e oltre a Schillaci (passato in pochi anni dal Palermo alla Juve, fino alla nazionale) realizza un gol anche Roberto Baggio. Agli ottavi l’Italia elimina l’Uruguay (2-0 Schillaci e Serena i marcatori), poi tocca all’Irlanda affrontare la “corazzata” azzurra. Schillaci è micidiale: segna ancora e regala la semifinale con l’Argentina, che si gioca al San Paolo di Napoli, nuova patria del Pibe de oro . Il tifo, pur essendo totalmente a favore degli azzurri è meno caldo rispetto a quello dell’Olimpico, al 17′ è ancora l’incontenibile Totò Schillaci a segnare, ma gli azzurri non riescono a resistere fino al novantesimo. Tante occasioni fallite ed un grosso sospiro di sollievo quando Maradona viene fermato al limite. Ma il gol dell’Argentina è nell’aria, quasi a fine partita Caniggia (con la pesante complicità di Ferri e Zenga) porta l’incontro in parità, costringendo le due squadre ai supplementari. I 30′ minuti che seguono portano solo alla lotteria dei rigori: sbagliano Donadoni (migliore in campo) e Serena…….. l’Italia è fuori senza aver mai perso una partita, subendo un solo gol (quello di Caniggia). All’Olimpico scendono in campo per la finale Argentina e Germania, i sud americani hanno speso molto a livello fisico e psicologico contro l’Italia, la partita infatti non offre grosse emozioni ed i tedeschi si aggiudicano la coppa con un gol su rigore.

1994 – USA

Gli americani fanno sempre le cose in grande e così è stato anche per questa edizione, i grandi impianti di football vengono riadattati per il calcio e presentano veri e propri show sostenuti da numerosi e costosi sponsor che obbligano l’organizzazione a far giocare in orari scomodi a causa del fuso orario. Per l’Italia questo rimarrà il mondiale di Roberto Baggio: il “codino” salva l’onore e la qualificazione alla seconda fase. Infatti dopo il debutto con sconfitta contro l’Irlanda (da ricordare Maldini che continua a giocare con un piede slogato), l’Italia vince con la Norvegia, e pareggia 1-1 con il Messico. Agli ottavi affronta la Nigeria con Baggio che prende per mano la squadra rimontando lo svantaggio iniziale e regalando l’accesso ai quarti (2-1 doppietta di Baggio). La sfida successiva è contro le furie rosse spagnole: ancora 2-1 per gli azzurri (R. Baggio e D. Baggio). La squadra che non gioca seguendo gli schemi del tecnico Sacchi è letteralmente trascinata da Roby Baggio. Il 17 luglio a Pasadena si gioca la finale: di fronte Brasile e Italia, il nuovo ed il vecchio continente che si sfidano per affermare la propria supremazia nel gioco più bello del mondo. Entrambe le nazionali hanno tre trofei mondiali in bacheca, una ghiotta occasione per aggiudicarsi il quarto titolo. Nelle fila degli azzurri rientra capitan Baresi (operato 24 giorni prima al menisco), mentre il Brasile schiera una coppia di attaccanti di razza: Romario e Bebeto. La partita è avara di emozioni, procede senza grossi scossoni (tranne un palo per il Brasile, colpa di una “dormita” di Pagliuca) sino al novantesimo: nè gli azzurri, nè i verdeoro riescono a segnare. Anche i supplementari si rivelano sterili, così, per la prima volta, la Coppa del Mondo verrà assegnata ai calci di rigore. Come già quattro anni prima, la dea bendata volge le spalle all’Italia: fallisce il penalty Baresi, rimedia Pagliuca, ma l’errore di Baggio (vero trascinatore della squadra per tutto il torneo e in condizioni fisiche precarie nella finale) è irrimediabile….. Il Brasile festeggia la sua quarta coppa!

1998 – Francia

La sedicesima edizione segna il passaggio dalle canoniche 24 formazioni iscritte alle attuali 32. E’ il mondiale delle sorprese, oltre alle buone prestazioni delle formazioni africane ed asiatiche è l’anno della Croazia che raggiunge la semifinale. L’Italia non ha mai dato spettacolo per il suo gioco: il Ct (Cesare Maldini) ha impostato la squadra su un tradizionale gioco all’italiana, imbottendo la formazione di terzini e centrocampisti dai piedi ruvidi e dai polmoni robusti. In attacco, oltre l’impagabile Vieri, Del Piero non carbura ed è ancora San Roberto Baggio (richiesto a gran voce dai tifosi) che risolve in extremis i problemi azzurri. Agli ottavi la sfortuna azzurra si chiama Francia: Maldini dirotta Pessotto sulle piste di Zidane (suo compagno di squadra nella Juve, all’epoca), ma la mossa non è azzeccata. Passano i minuti, i tempi regolamentari ed i supplementari: si va ancora ai rigori ed il resto è storia recente, traversa piena centrata da Gigi Di Biagio e l’Italia è fuori. In finale la Francia affronta il Brasile, Zidane e compagni schiacciano Ronaldo ed il Brasile con un secco 3 a 0. E’ festa in tutta la Francia.

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